Weekend in Goa

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Three weeks ago we spent four days in Goa, one of the smallest states of India, situated on the west coast. It is a place reachable in one hour by plane from Bangalore, so it is simple to go for few days and enjoy. They are very tourists-oriented. At the airport we simply booked a cab for the hotel, 40 km north from the airport. Many hotels are normally on the beach or just behind, so we could go to the beach every day with a pleasant and short stroll.
The regular day was: alarm at 7 am, two-three hours near the sea, breakfast and then touristic tours. Some time on the beach before the sunset, Indian-style dinner at the restaurant, relax. Sunbeams, sea, mango juice. We didn’t need more than that.

Sunset in Calangute beach

Sunset in Calangute beach


* We found many Indian couples on honeymoon and we learned that they can be easily recognized, because the lady wears about 15 to 20 cm of sparkly red bangles on both arms and they take photos all the time. There was a young couple at our hotel, who told us they came from the North of India. They looked as if they had never travelled all their life. They didn’t understand the menu and ate as if they had never been in a restaurant before, but they looked very sweet together, helping each other to eat. The first evening they were well dressed and sat at all free tables, asking the waiter to take photos. Then, they sat at all occupied tables with guests they didn’t know, to take photos with them as well. When it was our turn, the husband insisted that I should put my arm around his wife’s shoulders. He was very particular about it. The following evening, they appeared again, almost in night pajama, with a dejected expression. The husband showed me a collage of photos he took on the beach that day and told me he had lost a heavy gold chain that his mother in law had given him. These gold chains are huge, much beyond the limits of price and good taste. His mother in law might have saved for years and years to buy it. I wonder whether he is still alive.

Another big category of tourists in Goa are Russians. Many menus are written in English and Russian. There are Russian dishes available in restaurants and many many drinks. Our taxi driver told us that Russians are generally not liked in Goa, but they bring a lot of money, so they are tolerated. Drinking alcohol is seen very badly in India, it is accepted in Goa, but these tourists drink all the time, get drunk and sometimes violent. Some don’t pay the taxi and are too big to discuss with. They walk in the streets without clothes. If you consider that most Indians take a bath in the sea completely dressed, people wearing only a swimming suit in the village are really out of place.


 

We rented a car with a driver and we visited some places. First of all the capital city, Panjim. Fate decided to put in the same town, at the same time, also Andy, a Korean friend I got acquainted in Bangalore. We passed a pleasant lunch time with him and two Korean colleagues of his, immersed in pizza and spaghetti. That Portuguese town is very nice, full of coloured houses, narrow streets, gardens and the sea.

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Then Old Goa, where it is possible to find some christian churches, like the church of Saint Francis of Assisi.
And Fort Aguada, a well-preserved seventeenth-century Portuguese fort overlooking the Arabian Sea.
We spent one entire afternoon to visit a spice plantation, pleasant lunch and guided tour included, to see all the plants from which Indian (and not only Indian) spices are obtained. Finally we saw also the ananas plant, I’ve never imagined like that.
Breakfast on the beach, Russian people, stray dogs, tiny crabs on the shore just after the dawn. This is Goa.
Two nice episodes.
The first, an Indian friend strongly recommended to try a typical alcoholic drink of Goa, called Fenny, made from cashew nuts or coconut. When they gave to me at the restaurant, I discovered that the strange and mysterious drink was not more than… grappa!
The second, scamming trial. When we arrived in Benaulim, south Goa, we stopped to a bar to drink something before reaching the hotel. We were near the hotel but we didn’t know exactly where it was, so we asked to a rickshaw’s driver the price from there to the hotel. When he spat it out, the barman turned pale saying in the local language “Are you crazy?”. A clear, understandable, expression.  Ten times the normal price for 1 km. He kindly asked to me “ok?”. I kindly replayed “no, thanks, we go on foot”. “Why?”. “Because I know the real price, we live in Bangalore, not on the moon”. Check.

MG Road

 

Tre settimane fa abbiamo passato quattro giorni a Goa, uno dei più piccoli stati dell’India, situato sulla costa ovest. E’ un posto raggiungibile in un’ora di aereo da Bangalore, quindi è molto semplice andarci per qualche giorno e divertirsi. Là sono molto orientati al turismo. All’aeroporto abbiamo preso semplicemente un taxi per l’hotel, 40 km a nord dall’aeroporto. Molti hotel sono sulla spiaggia normalmente o appena alle spalle, quindi potevamo andare in spiaggia tutti i giorni facendo una breve, piacevole passeggiata.
Il giorno classico era: sveglia alle 7, due – tre ore vicino al mare, colazione e poi giretti turistici. Un pò in spiaggia prima del tramonto, cena in stile indiano al ristorante dell’albergo, relax. Raggi di sole, mare, succo di mango, Non avevamo bisogno di molto altro.


* Abbiamo trovato molte coppie indiane in luna di miele e abbiamo capito che si possono riconoscere facilmente, perche’ la moglie indissa circa 15-20 cm di braccialetti rossi sparluccicosi su entrambe le braccia e non smettono un attimo di fare foto. C’era una coppia di sposi giovanissimi nel nostro hotel, che venivano dal nord dell’India. Sembrava che non avessero mai viaggiato in vita loro. Non capivano il menu e mangiavano come se non fossero mai stati in un ristorante, ma erano molto teneri insieme mentre si aiutavano a mangiare a vicenda. La prima sera erano ben vestiti e si sono seduti a tutti i tavoli liberi, chiedendo al malcapitato cameriere di fare loro innumerevoli foto. Poi hanno cominciato a sedersi anche a tutti i tavoli occupati, per fare foto anche con gli ospiti, che ovviamente non conoscevano. Quando e’ stato il nostro turno, il marito ha insistito che mettessi il braccio attorno alle spalle della moglie. Ci teneva proprio. La sera dopo, sono riapparsi, quasi in pigiama, con l’aria abbattuta. Il marito ci ha mostrato un collage di foto fatte in spiaggia quel giorno e ha detto che aveva perso in mare una grossa catena d’oro che la suocera gli aveva regalato. Queste collane d’oro sono enormi, molto oltre i limiti del prezzo e del buon gusto. Sua suocera avra’ risparmiato anni e anni per comprarla. Mi chiedo se sia ancora vivo.

Un’altra grossa categoria di turisti a Goa sono i Russi. Molti menu nei ristoranti sono scritti in inglese e russo. Ci sono piatti russi nei menu e molti molti alcolici. Il nostro tassista ci ha detto che i russi non piacciono molto agli abitanti di Goa, ma portano tanti soldi, quindi sono tollerati. Bere alcolici e’ visto molto male in India, e’ accettato a Goa, ma questi turisti bevono tutto il giorno, si ubriacano e a volte diventano violenti. Certi non pagano il taxi e sono troppo grossi per discuterci. Vanno per strada senza vestiti e, se si considera che buona parte degli indiani fanno il bagno completamente vestiti, gente che va in giro per i villaggi solo in costume e’ proprio fuori posto.


 Affittata una macchina con autista, abbiamo visitato alcuni posti. Prima di tutto la capitale, Panjim. Il destino ha voluto mettere nella stessa città, allo stesso tempo, anche Andy, un amico coreano conosciuto a Bangalore. Abbiamo passato un pranzo molto piacevole con lui e due suoi colleghi, sommersi da pizza e spaghetti. Quella cittadina portoghese è molto carina, piena di case colorate, stradine, giardini ed il mare.
Quindi la Vecchia Goa, dove è possibile trovare alcune chiese cristiane, come quella di San Francesco di Assisi.
E Forte Aguada, forte portoghese del diciassettesimo secolo, ben conservato, che affaccia sul Mare Arabico.
Abbiamo passsato un intero pomeriggio a visitare una piantagione di spezie, con piacevole pranzo e visita guidata inclusi, per vedere tutte le piante da cui si ricavano le spezie indiane (e non solo indiane). Finalmente abbiamo visto anche la pianta dell’ananas, non avrei mai immaginato fosse così.
Colazione sulla spiaggia, turisti russi, cani randagi, minuscoli granchi sul bagnasciuga appena dopo l’alba. Questo è Goa.
Due episodi simpatici.
Il primo, un amico indiano si è caldamente raccomandato di assaggiare una bevanda alcolica tipica di Goa, chiamata Fenny, ottenuta dagli anacardi o dal cocco. Quando me l’hanno portata al ristorante, ho scoperto che questa strana e misteriosa bevanda non era altro che… grappa!
La seconda, il tentativo di truffa. Quando siamo arrivati a Benaulim, sud Goa, ci siamo fermati in un bar a bere qualcosa prima di arrivare all’hotel. Eravamo vicini anche se non sapevamo esattamente dove fosse, così abbiamo chiesto ad un autista di risciò il prezzo per andare da là all’hotel. Quando ha sputato il prezzo, il barman è impallidito e ha esclamato nella lingua locale “ma sei matto?”. Una espressione chiara, capito al volo. Dieci volte il prezzo normale per fare 1 km. Mi ha chiesto sorridente “ok?”. Io ho risposto sorridente “no, grazie, andiamo a piedi”. “Perchè?”. “Perchè conosco il prezzo vero, abitiamo a Bangalore, mica sulla luna”. Scacco.


* Added by Manuela/Aggiunto da Manuela

About Luca

Manuela's husband, I like photography and writing. I'm an Architect, but today it appears outmoded. / Marito di Manuela, mi diletto con la fotografia e la scrittura. Sono Architetto, ma a quanto pare di questi tempi è fuori moda.

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