Architects – 2

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After the Italian vacation, time has flown away.
During this month after the last post, many things happened (as usual), also related to architecture.
Through another Italian friend, I met two Indian architects, co-founders of a Design Lab near the city centre. Their core business is teaching to people who want to apply for a College of Architecture and Design.
Let’s take a step back. I understood that colleges of Architecture and Design make selections for students, and this selection is made of two steps. So, if the student passes the first step ( a written/oral test, I did the selection test in Genova too, in 1996), he has to face the second step, the presentation of a portfolio of previous works. What a selection! Since colleges are private, the investment for a student is very high, so a lot of people ask for a help to apply and to build the portfolio.
The studio is very simple, but nice. White rooms, tables and a lot of beautiful drawings on the walls. The entrance door is always open when someone is inside, as usual in India. Apart from the co-founders, there are also an assistant, an HR manager and a designer who works mainly for online training. It’s a good place to spend some spare time, they are very friendly and curious about me and Italy. Next week the team will grow due to the addition of another Indian architect, the founders said that the Design Lab is growing.. they will open two new branches in India. Clearly the business works.
Two weeks ago I started sending CV to some selected contacts. One of them replied to me after two hours. Two hours! I was stunned, normally in Italy they don’t reply for ages.. better, they refuse to answer as if you have sent a bomb. He said that he gladly would have spoken to me even if there were no remarkable jobs in progress. We met two days after in his office, a medium-size studio owned by a tall and elegant (and bald) architect, the equatorial Norman Foster.
After some small talk about his life and works, he tried to express the philosophy of the studio: he worked a lot of years as a Brand Designer in USA and India, so now, when a client turns to him it is because he wants something special. They don’t do buildings, they turn dreams into reality. Then he explained better, in a right way: big clients in India generally trust to international companies, so if you want to match against them, you have to do something fabulous, to fight against prejudices.
The most common projects in India now are private housing estate, malls and hospitality. “Have you ever worked on high buildings? How many levels? How many cubic meters? Are you specialized in hospitality buildings?”, questions as bullets. Here, below fiftheen floors you are nothing, the developer’s paradise. Hey mate, in Italy an architect who can add a seven square meters’ room on a villa, illegally closing a balcony without receiving a complaint, is an archistar.
He said that we could have worked together on a project related to a competition for a new hotel situated in a coastal town near Bangalore, three paid weeks for a stunning idea. A four floors’ hotel for a big hotel chain, the right mix between the French-colonial style of that town and something ‘artistic’, like a famous painting. They just started working on it, so I could have joined the team, working with one Indian architect, one Indian designer and one Colombian student. The fabulous four. After that.. who knows? O-K. It is not the type of job I was searching for, and I’m not allowed to work in India this way, I’m so sorry.
The quest goes on…

Dopo le vacanze italiane il tempo è volato.
Nel mese dopo l’ultimo post, tante cose sono successe (come al solito), anche relative all’architettura.
Grazie ad un’amica italiana, ho incontrato due architetti indiani, co-fondatori di un Design Lab vicino al centro città. Il loro business principale è insegnare ai ragazzi che vogliono iscriversi all’università di Architettura e Design.
Facciamo un passo indietro. Ho saputo che qui le facoltà di Architettura e Design fanno le selezioni per gli studenti, e questa consta di due livelli. Quindi, se lo studente passa la prima selezione (un esame scritto e orale, ho fatto anche io l’esame di ammissione a Genova, nel 1996) deve affrontare la seconda prova, la presentazione di un portfolio di lavori svolti. Che selezione! Siccome le facoltà sono private, la spesa per lo studente è molto alta, quindi un sacco di persone cercano aiuto per l’iscrizione e per il portfolio.
Lo studio è molto semplice ma carino. Stanze bianche, tavoli ed un sacco di disegni appesi ai muri. La porta di ingresso è sempre aperta quando c’è qualcuno dentro, come normale in India. A parte i fondatori, c’è anche un assistente, un manager delle risorse umane e un designer che lavora principalmente nel training online. E’ un buon posto per passare un pò di tempo libero, sono molto amichevoli e curiosi su di me e sull’Italia. La prossima settimana il gruppo si amplia grazie all’arrivo di un’altra collega architetto indiana, i capi mi hanno detto che il Design Lab si sta ingrandendo.. apriranno altre due sedi in India. Chiaramente gli affari vanno bene.
Due settimane fa ho incominciato a mandare CV a contatti selezionati. Uno di questi mi ha risposto dopo due ore. Due ore! Ero colpito, normalmente in Italia non ti rispondono per secoli.. o meglio, rifiutano di risponderti come se avessi mandato loro una bomba. Mi ha detto che avrebbe parlato molto volentieri con me anche se non c’erano in corso progetti degni di nota. Ci siamo incontrati due giorni dopo nel suo studio, un ufficio di media grandezza diretto da un alto ed elegante (e pelato) architetto indiano, il Norman Foster dell’equatore.
Dopo qualche chiacchera sulla sua vita e sui lavori svolti, ha provato a farmi capire la filosofia dello studio: ha lavorato molti anni come Brand Designer negli USA e in India, quindi ora quando un cliente sceglie lui è perchè vuole qualcosa di speciale. Quindi loro non costruiscono edifici, loro trasformano i sogni in realtà. Poi mi ha spiegato meglio, in modo migliore: i grossi clienti in India generalmente si fidano delle aziende internazionali, quindi se vuoi confrontarti devi fare cose favolose, per combattere contro i pregiudizi dei clienti.
I progetti più comuni in India oggi riguardano i complessi immobiliari, centri commerciali e hotel. “Hai mai costruito edifici alti? Quanti piani? Quanti metri cubi? Sei specializzato negli edifici per l’ospitalità?”, domande a proiettile. Qui, sotto i quindici piani non sei nessuno, il paradiso del costruttore. Ehi amico, in Italia un architetto che riesce ad aggiungere una stanza di sette mq in una villa, chiudendo abusivamente un balcone, senza beccarsi una denuncia è un archistar.
Mi ha detto che avremmo potuto lavorare insieme su un progetto relativo ad un concorso per un nuovo hotel situato in una città costiera vicino Bangalore, tre settimane pagate per un’idea sbalorditiva. Un hotel di quattro piani per una grande catena alberghiera, il giusto mix tra lo stile coloniale francese di quella città e qualcosa di ‘artistico’, ad esempio un dipinto famoso. Hanno appena incominciato a lavorarci, quindi avrei facilmente potuto unirmi al gruppo, lavorando con un architetto indiano, un designer indiano ed uno studente colombiano. I fantastici quattro. Dopo di quello.. chi lo sa? O-K. Non è il tipo di lavoro che stavo cercando, e tra l’altro non sono autorizzato a lavorare in India a quel modo, mi dispiace tanto.
La ricerca continua..   

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