Architects – 1

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Jaaga

Jaaga

Yesterday I had my first contact with an Indian architect.
Her name is Krupa, and now she is a conservation Architect. She studied in UK and worked in London, than she returned to Bangalore. She worked for some years in India to build new residential buildings, then she decided to dedicate herself to conservation and re-use architecture. She is also teaching in a College of Architecture here.
We met at Jaaga, a place that is, at the same time, museum, shop, co-working, bar, start-up, study room, lecture room. A private citizen made that place available and some people decided to create this really nice place by themselves (and with their money).
For information http://www.jaaga.in/
In front of an ‘Indian-style’ tea (with milk and sugar), I asked her some information about architecture and architects, university, courses, the profession, types of works. General ideas to satisfy my curiosity, but the first step for me to understand how it works here, a smooth approach.
Master’s degree course in Architecture is five years long, as in Italy. They have core subjects for all the five years, as structures, building materials technology, history, design and planning. Courses are divided in ten semesters, and every semester they study a different aspect of Architecture, in addition to core subjects. One semester is dedicated to Landscape, another one to Restoration, and so on. After that semester the subject is closed.
Colleges of Architecture are private. When she returned in Bangalore only two were present. Today they are ten, and for architects this is a bad thing because this ‘proliferation’ grows out only of gaining money. You have to pay a big amount to have courses in a College; since it seems that India needs architects, private Colleges takes advantage of that fact.
A positive thing about private Colleges is that they can modify the programs; if the National Council of Architects accepts the program, they can do as they think best.
After the graduation, they don’t have the qualification exam to become a licensed architect, but they have to do two years of internship. After the internship, they can subscribe themselves to the National Council of Architects, demonstrating to have passed that period in a fruitful way. There is also the Regional Council. To work as an architect, you have to subscribe to the National Council. After that, you can sign your projects and have a plate with your name and the title. If you don’t want or if you can’t, you can always find a retired architect or a colleague who will sign projects for you. To subscribe to the National Council it looks like that they have to pay a big amount, and it is impossible to subscribe only to the Regional Council for the huge bureaucracy.
There are more or less three types of architectural firms: the ‘little factory’, the outsourced office, the ‘governmental’ office.
The first is a place where two or three architects work together. Normally they are involved in (new) residential and commercial buildings, as houses, private housing estates, gated communities, malls, interior design from private people up to big real estate groups.
The second is a place where from fifty up to eighty architects die in front of a pc. Twenty-four hours a day, they draw all that other architects are planning, underpaid and squeezed. All their blood goes to some firms situated in UK or in USA.
The third is a place where some architects are sure to work. A sort of trust composed by five or six firms that worked hard to learn laws, formalities, procedures, bureaucracy and bribery, and that now they receive job assignments from the public administration. It is an exchange: they give a good service and the administration knows that, more or less, all will come to an end in a good and less difficult way.
What can I say? Some things are similar to Italy, some other things are different. All the town is under construction, some people say that architecture is an high-level working environment, with big salaries and big pleasure. Surely I see hope in their eyes and smiles on their faces. In addition, now I know an architect that chose to become a conservation architect in a place where they don’t think twice before tearing down a building if a handle is missing. But surely there is the other side of the coin.
To be continued…

Ieri ho avuto il mio primo contatto con un architetto indiano.
Si chiama Krupa e da qualche anno svolge il lavoro di architetto conservatore. Ha studiato in UK e lavorato a Londra, poi è tornata a Bangalore. Ha lavorato per alcuni anni qui costruendo edifici residenziali nuovi, poi ha deciso di dedicarsi alla conservazione, restauro e riuso di edifici. Insegna anche in una facoltà di Architettura in città.
Ci siamo incontrati al Jaaga, un posto che è nello stesso tempo museo, negozio, co-working, bar, start-up, sala studio, aula. Un privato cittadino ha messo a disposizione quello spazio ed alcune persone hanno deciso di creare questo posto molto carino (con i loro soldi).
Per informazioni http://www.jaaga.in/
Di fronte ad un the ‘indian style’ (con latte e zucchero), le ho chiesto qualche informazione sull’architettura e gli architetti, l’università, i corsi, la professione, i tipi di lavoro. Un’idea generale per soddisfare la mia curiosità ma anche il primo passo per capire come funziona qui, insomma un approccio morbido.
Il corso di laurea in Architettura dura cinque anni come in Italia. Gli studenti hanno delle materie fondamentali da seguire per tutti e cinque gli anni, come strutture, tecnologia delle costruzioni e materiali, storia, progettazione, pianificazione. I corsi sono divisi in dieci semestri ed ogni semestre si studia un aspetto differente dell’Architettura, in aggiunta alle materie fondamentali. Un semestre è dedicato al Paesaggio, un altro semestre al Restauro e così via. Finito il semestre quella materia è trattata e si passa ad altro.
Le facoltà di Architettura sono private. Quando lei è tornata a Bangalore ce n’erano solo due. Oggi ce ne sono dieci e per gli architetti questa cosa è male, perchè questa ‘proliferazione’ è derivata soltanto dall’obiettivo di guadagnare soldi. Bisogna pagare costose tasse per studiare in un College; siccome sembra che l’India abbia bisogno di Architetti, i College privati ne approfittano.
Un aspetto positivo dei College privati è quello che possono modificare i loro programmi di studio; se l’Ordine Nazionale degli Architetti approva il programma, possono fare come meglio credono. Dopo la laurea non hanno l’esame di Stato per avere il titolo di Architetto, ma devono fare obbligatoriamente due anni di tirocinio. Dopo il tirocinio possono iscriversi all’Ordine Nazionale degli Architetti, avendo preventivamente dimostrato di aver trascorso quel periodo in modo fruttuoso. Esiste anche l’Ordine Regionale. Per lavorare come Architetto, devi iscriverti all’Ordine Nazionale. Questo di permette di firmare i tuoi progetti ed avere la targa con il titolo da esporre (insomma, fregiarsi del titolo). Se non si vuole o non si può, si può sempre trovare un collega in pensione o un altro architetto che firmi i progetti per te. Per iscriversi all’Ordine Nazionale sembra si debbano pagare un bel pò di soldi ed è impossibile iscriversi solo all’Ordine Regionale, a causa dell’immensa burocrazia che ne conseguirebbe (hai saltato un passaggio!).
Ci sono più o meno tre tipi di studi di Architettura: la ‘piccola azienda’, l’ufficio appaltato in esterno, lo studio ‘governativo’.
Il primo è un luogo dove due o tre architetti lavorano insieme. Normalmente progettano nuovi edifici residenziali e commerciali come case, complessi immobiliari privati, comunità chiuse, centri commerciali, design di interni, per clienti che vanno dal privato cittadino ai grandi gruppi immobiliari.
Il secondo è un luogo dove da cinquanta ad ottanta architetti muoiono di fronte ad un pc. Ventiquattro ore al giorno questi disegnano tutto ciò che altri architetti stanno progettando, sottopagati e strizzati. Tutto il loro sangue viene ciucciato da studi collocati in Gran Bretagna o negli Stati Uniti.
Il terzo è un luogo dove alcuni architetti sono sicuri di lavorare. Una specie di cartello, monopolio, composto da cinque o sei studi di Architettura che hanno lavorato molto duramente per imparare le leggi, le formalità, le procedure, la burocrazia e la corruzione ed ora ricevono tutti gli incarichi dalla pubblica amministrazione. E’ uno scambio: loro forniscono un ottimo servizio e l’amministrazione sa che più o meno si arriverà al risultato in modo soddisfacente e meno difficoltoso.
Cosa posso dire? Alcune cose sono simili all’Italia, altre sono molto diverse. Qui tutta la città è in costruzione, alcune persone mi dicono che l’Architettura è un campo di lavoro di alto livello, che garantisce alti salari e grande soddisfazione. Sicuramente io vedo speranza nei loro occhi e sorrisi sui loro volti. Oltre a questo, ora conosco un architetto che ha addirittura scelto di diventare un architetto conservatore in un posto dove non ci pensano due volte ad abbattere un edificio se manca una maniglia. Ma sicuramente c’è anche il rovescio della medaglia.
Alla prossima puntata…

3 responses »

  1. Cavoli, un pò hanno pescato dal sistema Inglese (le cose migliori), un pò invece (corruzione ecc) è farina del loro sacco.
    Mi incuriosisce il sistema per cui 80 piccoli architetti “operai” lavorano come in un call center per altri.

  2. be credo che tu il secondo lo abbia sperimentato di metodo, anche se un poco più in piccolo. qiella di conservatore sarebbe una strada che a me affascinerebbe nemmeno poco, ho sempre amato la storia e poter fare la mia parte per conservarla, entrare dove i civili non potrano mai farlo… irresistibile.
    ma il fatto che comunque tu hai la LAUREA IL ITALIA che una volta sembra valesse alquanto, e che comunque abbia alle spalle un bel po di esperienza non aiuta?

    • Ho sperimentato il primo metodo in parte, e molto marginalmente il secondo (per fortuna). Qui fare il conservatore è una scelta di campo, bisogna avere molto coraggio… ma per come sono strutturati e per come l’economia viaggia, si può persino vivere facendo di lavoro quello che il 99% delle altre persone disdegna. Questo dà un pò l’idea di quanta speranza hanno nella vita.
      Laurea, esperienza.. sono parole, che dovranno essere testate sul campo. Vedremo.🙂

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