In the rabbit hole

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One weekend, not a long time ago, Luca and I had an adventure. Like Alice’s, it started with a rabbit hole.
We had just finished a very productive visit to a shopping mall, when our driver decided that we had to visit his house at least once. He lives in that area, so it was just a short detour. We had other plans for the afternoon, but he looked so earnest that we couldn’t refuse. As promised by him, it took only a few minutes to get there. It is one of the oldest parts of the city, only two storeys houses, far from the huge apartment towers.

The first thing I noticed was laundry drying on the ground. Luckily, I was quick enough to avoid it as I was stepping into the house. It seems that we are not the only ones who wash laundry on Saturdays. The house was extremely small. “Extremely” means that the entrance is the house and apparently there is no space for 3 people to sleep, yet 3 people live there. The camping car of my parents is much bigger. A sort of raised platform in the entrance served as a sofa, table, bed and maybe something more. Mattresses and duvets were rolled up and stored on a shelf. There was a tiny kitchen, large enough for one person to stand there. However, it looked well-organized, with a lot of kitchen tools on shelves (even though I can’t imagine how they are able to reach up there). I recognized several stands to cook idly. In a corner of the kitchen shelf, there was the pooja “room”. I don’t remember seeing a fridge, they probably don’t have one. We met our driver’s wife and saw photos of the family, including his son, who was out playing cricket, and his mother in law, recently passed away.
No, there was no bathroom in the house. That was outside, shared with other houses that are in the same building. Water was outside as well.

We were just about to go, when he stopped us. He wanted to introduce us his landlord, so we went up a staircase and entered the landlord’s house. I guess he planned everything while we were shopping and he promised his landlord a visit. “Introduce his landlord” means the lady who owns the house and of course her family: mother, father, and two daughters. Here, it’s very common for grandparents to live under the same roof. They offered us some chai (tea with milk and sugar, or better, sugar with milk and tea) in small metal cups and asked personal questions. Before I started drinking, the grandfather asked me if I wanted another cup. I was puzzled. I didn’t know what to say and I didn’t want to offend him, because I know that refusing food is rude, so I said I would first drink the one I had. After a moment, a second cup appeared from the kitchen. It was empty, to be used as insulation, because tea was very hot….phew! The girls were very curious, although the youngest was also very shy. They told us something about their family, taught us some Kannada words and sent us home with an improvised present: two dessert cups.

I felt very pleased to find such simple but deep sense hospitality. It made me think of Italy, of the education I had in my family since I was a child, of tales of ancient Greece, where a guest had to be honored in every possible way. We are so far from Italy, but some things are just the same. It’s beautiful to find that we share some values that are deep in both our cultures.

Since that day, our relationship with our driver is somewhat improved. He started to talk more about his son, his hopes for the future and his worries, and started also to give us more local and international news. On our side, knowing more about him, makes it easier for us to understand him and to try to do something to help him.

 

Un fine settimana, non molto tempo fa, Luca e io abbiamo avuto un’avventura. Come quella di Alice, e’ iniziata con la tana di un coniglio. Avevamo appena finito un giro molto produttivo in un centro commerciale, quando il nostro autista ha deciso che avremmo dovuto visitare casa sua almeno una volta. Vive nel quartiere in cui eravamo, quindi sarebbe stata solo una piccola deviazione. Avevamo altri piani per il pomeriggio, ma ci teneva cosi’ tanto che non abbiamo potuto rifiutare. Come promesso, ci sono voluti solo pochi minuti per arrivare. E’ una delle parti piu’ vecchie della citta, solo case di due piani, lontano dalle enormi torri di appartamenti.

La prima cosa che ho notato e’ stata la biancheria stesa per terra ad asciugare. Per fortuna sono stata abbastanza veloce da evitarla mentre varcavo la soglia di casa. Sembra che non siamo gli unici a fare il bucato di sabato. La casa era estremamente piccola. “Estremamente” significa che l’ingresso e’ la casa e apparentemente non c’e’ spazio per far dormire 3 persone, eppure ci vivono 3 persone. Il camper dei miei genitori e’ molto piu’ grande. Una piattaforma rialzata serviva da divano, tavolo, letto e forse qualcos’altro. Materassi e coperte erano arrotolati e stipati in una scaffalatura. C’era una cucina minuscola, grande abbastanza per una persona in piedi. Comunque, sembrava ben organizzata, con tanti utensili da cucina sugli scaffali (anche se non mi spiego come facciano ad arrivare cosi’ in alto). Ho riconosciuto diversi stampini per cuocere gli idly. In un angolo della mensola in cucina, c’era la stanza “pooja” (di solito le case hanno una piccola stanza o una nicchia dedicata alla preghiera). Non ricordo di aver visto il frigo, forse non ce l’hanno. Abbiamo incontrato la moglie del nostro autista e abbiamo visto delle foto della famiglia, incluso il figlio, che era fuori a giocare a cricket, e la suocera, che e’ mancata di recente.
No, non c’era il bagno, era fuori, in comune con altre case che si aprono sullo stesso cortile. Anche l’acqua era fuori.

Stavamo giusto per uscire, quando ci ha fermati. Voleva presentarci il padrone di casa, quindi abbiamo salito una scaletta e siamo entrati a casa sua. Immagino che abbia pianificato il tutto mentre facevamo spese e che abbia promesso una visita al padrone di casa. “Presentarci il padrone di casa” voleva dire la proprietaria della casa e ovviamente la sua famiglia: madre, padre e due figlie. Qui e’ molto comune che i nonni abitino sotto lo stesso tetto. Ci hanno offerto del chai (te’ con latte e zucchero, o meglio, zucchero con latte e te’) in piccole tazze di metallo e ci hanno fatto domande personali. Prima che iniziassi a bere, il nonno mi ha chiesto se volevo un’altra tazza. Ero sorpresa. Non sapevo cosa dire e non volevo offenderlo, perche’ so che e’ maleducato rifiutare il cibo, quindi ho detto che intanto avrei bevuto quella che avevo. Dopo poco, una seconda tazza e’ arrivata dalla cucina. Era vuota, da usare come isolante, perche’ il te’ era molto caldo….fiu! Le ragazze erano molto curiose, anche se la piu’ piccola era anche molto timida. Ci hanno raccontato qualcosa sulla loro famiglia, insegnato qualche parola in Kannada e ci hanno lasciati andare a casa con un regalino improvvisato: due coppette da dessert.

Mi ha fatto molto piacere trovare un senso dell’ospitalita cosi’ semplice ma profondo. Mi ha fatto pensare all’Italia, all’educazione che ho avuto fin da piccola nella mia famiglia, alle storie dell’antica Grecia, dove l’ospite andava onorato in ogni modo possibile. Siamo cosi’ lontani dall’Italia, ma certe cose sono uguali. E’ bellissimo trovare che abbiamo in comune dei valori che sono alla radice di entrambe le nostre culture.

Da quel giorno, il nostro rapporto con l’autista e’ un po’ migliorato. Ha iniziato a parlare di piu’ di suo figlio, delle sue speranze per il futuro e delle sue preoccupazioni, ma anche a darci piu’ notizie locali e internazionali. Da parte nostra, sapere di piu’ su di lui rende piu’ facile capirlo e provare a fare qualcosa per aiutarlo.

About Manuela

I'm a software engineer recently relocated to Bangalore, India with my wonderful husband Luca. I'm creative and active, I love sewing, cooking, walking and learning new things. Sono un ingengere informatico trasferita da poco a Bangalore, in India col mio meraviglioso marito Luca. Sono creativa e attiva, amo cucire, cucinare, camminare e imparare cose nuove.

3 responses »

  1. Molto interessante questa esperienza, un po’ alla volta imparerete a conoscere meglio quel grande Paese e le persone che frequentate!

  2. se da una parte è bello incontrare quel mondo ancora così aperoto ed ospitale un po ti fa sentire male il sapere che noi viviamo in quella che pensiamo una maniera umana e comoda, con i nostri spazzi e forse anche troppe cose mentre loro devono dividersi in tre uno spazio così minuscolo da non starci. non sono una di quelle che colta dalla folgore si dedicerebbe alla carità totale, rinunciando a tutto per gli altri, lo sali, ma credo che loro dovrebbero provare ad avere di più, l’india è immensa anche solo come estensione perchè devono vivere come conigli in una buca?

    • Purtroppo vivere in centro costa. Succede anche da noi. Ma non è quello.. è vivere in una città che ora è 9 milioni di persone e fino a 10 anni fa era poco più di un villaggio che è diventato un problema.. Case che costano quasi più che in Italia, costo del cibo quadruplicato, viaggiare nel traffico a 10km/ora di media, stipendi che per la povera gente sono rimasti tali da sempre. Se vuoi vivere (nel vero senso della parola, non con la nostra mentalià) ti devi ingegnare.. e più che il coniglio non puoi fare, purtroppo non è una scelta… Vuoi lavorare? Devi vivere in città. E non potendo permettersi neanche di comprare un motorino, devi stare in un raggio ristretto dal luogo di lavoro, altrimenti manco il coniglio fai.
      Sad but true.

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