Birth of tension

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It is called ‘cultural choc’. I call it ‘diversity’.
This is the word to have in my mind to overcome these moments. We have passed two very difficult days, perhaps we are in front of the first big challenge about this country. The saddest thing for me and the one that impressed me is to understand that here you can’t trust anyone. You can’t even trust the people who are paid for helping you. This idea has left a bad taste in my mouth. There isn’t powerlessness or feeling of danger. I feel the disconfort to know that every thing you are doing will bring an effort.
When all these things happen all togheter, I become a little crazy. Every little thing you do, needs so much attention that when we arrive at night, we are so tired as we dug a mine without any tools. If I think about the past, I start laughing, but during that moments I felt myself much more similar to Hannibal Lecter than Gandhi.
I understand that our driver is not so young and I know that he could be tired. Every time he is free, he tilts the car seats and sleeps. It is not possible that every time we decide to have a different trip from ‘hotel – office – mall – hotel’, he starts to be angry and annoyed. When you get in the car, if you wait a second before saying the next direction, stay sure that your next and last direction is the hotel, even if it is ten o’clock in the morning. I hope that this is a short period, because normally during the week he works one hour a day. I hope for him, because if he decided that we are young and that he can behave in this way, then I will decide to discover all the city for eight hours a day.
Last Friday we went to see the works in our next home. After two weeks very few of the things we asked were done. And you have to think that ‘works’ means to do things that anyone can do in a couple of days, working in a very calm way. There were four people working in the house and all of them were doing useless things. Not so simple to have such a performance! We asked the agent and he started arguing that black is white, the water is wet, the donkeys fly and that there is a problem about the contract. Tired about jokes we asked directly when, in his opinion, we would be able to enter in that house. He asked the ‘hard workers’ and the person in charge said that it could be on Wednesday. I replied that on Monday I will be there to control, he has no idea how much I can be efficient.
Every time you are searching for something, it is a challenge. If you can see it, you can buy it. If you can’t, don’t ask anyone, because the only result is to be fooled. They aren’t evil, but if they have any doubt, they will have only two answers: 1_ no, even if they have that thing under their nose. 2_ an absolutely useless answer.
“Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.”

Lo chiamano ‘choc culturale’. Io lo chiamo ‘diversità’.
Questo è il vocabolo che devo tenere a mente per superare questi momenti. Abbiamo passato due giorni veramente difficoltosi, forse siamo davanti alla nostra prima grande sfida in questo paese. La cosa più triste per me e quella che mi ha impressionato è sapere che non puoi fidarti veramente di nessuno. Neanche delle persone che sono pagate per aiutarti. Questo concetto mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. Non è sensazione di impotenza né di pericolo per qualcosa. E’ la sensazione di fastidio di sapere che, qualunque cosa affronterai, comporterà fatica. E quando le cose accadono tutte insieme, vado un po’ fuori giri. Tutto ciò che si fa, comporta così tanta attenzione da parte nostra che la sera siamo stanchissimi, manco avessimo scavato in miniera a mani nude. Se penso alle cose passate, magari rido, ma mentre accadevano giuro che mi sentivo più vicino come animo ad Hannibal Lecter che a Gandhi.
Io capisco che l’autista non sia così giovane e che possa essere stanco. Ogni volta che ha un minuto libero ribalta il sedile e si fa un sonnellino. Nello stesso tempo però non è possibile che ogni volta che si decida di deviare dal percorso ‘hotel – ufficio – centro commerciale – hotel’, diventi arrabbiato e scocciato. Quando sali in macchina, basta titubare un secondo nella scelta della meta successiva che, automaticamente, la tua prossima ed ultima meta sarà l’hotel, anche se sono le dieci di mattina. Io spero che questo sia un breve periodo, capita, perchè durante la settimana normalmente l’autista lavora, si e no, un’ora al giorno. Lo spero per lui, perchè se ha deciso che siamo giovani e di potersi comportare così, beh, potrei decidere di voler girare tutta la città per otto ore al giorno tutti i giorni.
Venerdì scorso siamo andati a controllare come proseguono i lavori nella nostra prossima casa. Dopo due settimane solo pochissimi lavori erano stati fatti. Quando dico ‘lavori’, parlo di cose che chiunque può fare in un paio di giorni lavorando con calma. C’erano quattro persone venerdì che lavoravano in quella casa e tutte e quattro stavano facendo lavori pressochè inutili. Non è così facile arrivare a tale record! Abbiamo chiesto all’agente spiegazioni e questi ha incominciato ad arrampicarsi sugli specchi, dicendo banalità, cercando di convincerci che gli asini volano e alla fine si è inventato che c’è ancora un piccolo problema riguardo al contratto. Stanchi di questi giochetti abbiamo chiesto in maniera diretta quando, secondo lui, saremmo stati in grado di entrare in casa. A quel punto ha chiesto ai ‘lavoratori indefessi’ e il responsabile ha detto che poteva essere tutto pronto per mercoledì. Io ho aggiunto che lunedì sarei ritornato là per controllare, non ha idea di quanto possa essere efficiente.
Ogni volta che si ha bisogno di un qualcosa, incomincia la sfida. Il concetto è: se lo vedi, lo puoi comprare, esiste. Se non lo vedi, non chiedere a nessuno perchè tanto il risultato è quasi sempre quello di essere preso in giro. Intendiamoci, non sono persone cattive, anzi. E’ che se hanno un piccolo dubbio, ribattono solo in due modi: 1_ no, anche se hanno l’oggetto sotto al naso. 2_ una risposta completamente inutile.
Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.”

About Luca

Manuela's husband, I like photography and writing. I'm an Architect, but today it appears outmoded. / Marito di Manuela, mi diletto con la fotografia e la scrittura. Sono Architetto, ma a quanto pare di questi tempi è fuori moda.

5 responses »

  1. Questo tuo post è strettamente interconnesso con quello di Manuela sulla felicità; vi siete fatti la domanda e avete avuto la risposta. La qualità della vita è strettamente connessa alla felicità che sperimenti e tutto dipende dall’ottica in cui si analizzano le cose. La tua felicità è ostacolata dalla lentezza altrui perché la loro felicità è forse nell’avere un lavoro tranquillo che gli permetta di meditare e nel non stressarsi. L’opposizione di fatti incongruenti crea due felicità disallineate nel tempo e nello spazio. La loro felicità e nell’immediato la tua è ancora posposta ad un obbiettivo da raggiungere. Morale fare in modo che la propria felicità goda del presente e ribaltare il punto di vista perché è più furbo vivere nel presente con un occhio sereno sul futuro piuttosto che pensare di essere felici nel futuro per stressare il proprio presente. E’ per questo che sono vincenti!😀 LA felicità non va ingegnerizzata la felicità va vissuta e assaporata in ogni momento in simbiosi con l’universo e il posporre l’atto della felicità è forse un ossimoro nei termini della visione della vita secondo gli induisti?

  2. è interessante la chiave di lettura data da Max Lusetti … ci rifletto, comunque è alla base di un buon modo di pensare la vita

    Luca, posso chiederti una cosa, per capire meglio quanto descrivi (benissimo peraltro)?
    Ma i lavori nella casa li avete commissionati voi? Nel senso vi considerano i diretti interessati o semplicemente i futuri ospiti che tanto possono aspettare?

    Ammetto che non vedo molta differenza rispetto a chi lavora nell’edilizia qui in Sardegna e la cosa mi fa sempre saltare i nervi, non c’è qui alla base l’ottica del vivere al meglio il presente, ma una gran posizione irrispettosa verso l’altro. diretta conseguenza della scarsa capacità organizzativa e della consapevolezza d’essere poco sostituibili. Le cose cambiano solo quando avverti che non sgancerai una lira se prima non vedi risultati …
    Mi sa che hai preso una decisione buona, seguire i lavori con maggior presenza, condividendo scandenze e decisioni, forse dico forse, toglie il senso di frustrazione.

    Ma … terrei in considerazione anche quanto ha scritto Lusetti … trovando un modo di integrare la visione dell’oggi con l’attuazione del lavoro, e quindi mi sa che la tua presenza frequente li possa essere una buona conciliazione di bisogni

    coraggio … non vedo l’ora di leggere i capitoli del reportage del vostro soggiorno nella casetta nuova🙂

  3. Cerco di puntualizzare meglio, altrimenti non si spiega. I due post sono interconnessi (non è voluta) ma puntano a due cose differenti. Esiste una felicità a lungo termine, strategica, quella che controlliamo noi, e che è sempre presente. Nonostante tutto il morale è sempre alto. Poi esiste una ‘felicità’ contingente, dovuta alle azioni degli altri in campi in cui non puoi intervenire. Ed in particolare questa non è felicità, è una sorta di bisogno. Perchè ad esempio se entro il giorno x devi presentare i documenti all’Ufficio Immigrazione e non te li preparano, da qui ti cacciano e finisce il film, non è solo che sono più o meno felice. Per quanto riguarda i lavori della casa, constano di dare una pulita generale e cambiare un paio di elettrodomestici, nient’altro. Noi siamo i futuri affittuari, possiamo aspettare, ed infatti aspettiamo. Ma dopo 6 settimane in albergo in una stanza 3×4 e un armadio di 80 cm, con 6 valigie piene di roba e 9 scatoloni che aspettano da qualche parte in giro per il mondo, mi girano un pò se dopo 2 settimane di ‘lavori’ è ancora tutto da fare e mi dici che ci vuole ancora 1-2 settimane prima che possa entrare in casa. Specialmente se vedo 4 persone fare cose inutili in casa per ore, fare e rifare senza senso e chi è pagato per seguirli dirmi palesemente una bugia. Questa è la prima considerazione. La seconda è di carattere generale, sul luogo. Max parla perfettamente della loro capacità di essere felici nel presente e di evitare lo stress, è giusto, e io sono d’accordissimo. Ma dobbiamo fare un passo indietro invece sul concetto di lavoro qui. Chi non ha molte possibilità fa lavori umili: autista, pulizie, inservienti, security, parcheggiatori, impiegati nei negozi, ecc. Un esercito di persone pagato pochissimo, che in quanto praticamente inutile non viene formato, informato, gestito, coordinato. L’importante è quindi che faccia qualcosa, soltanto per mantenere la facciata di ‘lavoro’ e guadagnarsi il pane, non importa come. Sad, but true. Per cui se entri in un centro commerciale ci sono 5 guardie all’ingresso ma non controllano realmente. Entri in un negozio chiedendo una pentola e ti propongono chi un paio di scarpe, chi un pc. Se non vedi un oggetto e chiedi dov’è ti dicono che non ce l’hanno anche se è alle loro spalle. Uno lava in terra e l’altro passa con le scarpe sporche di fango, e il primo rilava all’infinito, e alla fine della giornata uno ha lavato 1mq per tutto il giorno però ha lavorato. A me dispiace anche per queste persone umili, ma quando il loro lavoro discrimina una cosa importante della mia vita, vorrei averne un pò di più il controllo, visto che l’unico disagio non è aspettare. Se fosse solo aspettare, me ne scendo in piscina a leggere e fare il bagno, che mi frega. Ma nel momento in cui uno di questi che fa le pulizie in camera, quando ha finito, mi lascia la porta della stanza aperta per mezza giornata, non mi va più bene, perchè mi mette ‘in pericolo’.

  4. in effetti l’india che mi avevano descritto degli amici è anche questa, l’incapacità di essere organizzati, di essere coerenti con quello che si fa e quello che si vuole ottenere.potendo lavorare meglio tutto, con più preparazione e più rispetto l’uno del lavoo dell’altro, più attenzione, forse potrebbero puntare d una situazioene migliore anche per loro stessi no? se io lavoro bene e so quello che vendo ed invece di una cosa ne vendo dieci perchè so cosa devo vendere nel mio negozio, forse, e dico forse, mi daranno qualche rupia di mancia, o di incentivo per il lavoro o qualcosa del genere.e poi io capisco la frustrazione di dipendere dagli altri per il raggiunginìèmento di uno scopo e vedere come per gli altri quello scopo non avendo lo stesso significato, venga preso al quanto sottogamba. ti verrebbe voglia di buttare fuori tutti e di fare tu quello che manca.

    • Siamo noi che abbiamo radicato il concetto di organizzazione, coerenza, miglioramento, incentivo, evoluzione. Loro no, semplice. Il concetto di responsabilità non fa parte del loro cervello. Ma lo capisco anche.. uno che fa le pulizie, sempre farà le pulizie e sempre prenderà uno stipendio da fame, anche se lavora di più e meglio.. perchè è una questione anche di status sociale.. dalla condizione in cui sei, non ti è permesso, spesso, di migliorare. Sfigato sei e sfigato rimarrai. E allora tanto vale combinare qualcosa e pensare ad altro.

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