The other side of the coin

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India, land of contrasts. A modern office next to a big dump. The five stars hotel with broken sidewalks. An elegant businessman eating with hands (right hand, please!). On the streets, the SUV with a cart, or a cow. A female manager with smartphone, but dressed with saree and with flowers in her hairs. All these things live in the same space, in the same time. It seems incredible, but here it is so simple, natural. Modernity and tradition, richness and poverty at the same level. Our fairy world, as western guests, and the daily fight to survive for many people.
Marathahalli (the village of Maratha, it means), southern part of the town. Many shops, malls, markets, and a western guy. Near the main street, in a courtyard, some women are burning garbage, black smoke everywhere. Three little children are approaching to me noisily, asking for money. I continue walking, but they continue asking and now they are following me. I enter in a mini market, I buy a pair of little scissors. 35 rupiees the amount, I pay with 50 rupiees and the guy can’t give me the difference, the market cash is empty. I try to explain that for me it is not a problem, I can give up, but I receive 10 rupiees and a little KitKat. He didn’t have 5 rupiees. I had lunch, ok, now I have the dessert.
Out of the restaurant (a funny experience, but I ate very very well) a man is sleeping ( I hope) really around a pole, on the ground. He seems in bad conditions, really, but nobody is caring at him, I go beyond.
The car is blocked for a red traffic light. An old beggar is approaching, asking for something. He stops near the driver, and he is asking something in their local language. The driver replays with some words. The old man starts knocking at the car windows, strongly, I think not so happy about the answer. He indicates me, yells and knocks.
In a moment, the war of the poors starts. The poor against the poorest. The driver has the responsibility about the car, and he will pay all the damages with his own salary (incredible!), the other one probably sees me as a travelling safety box. The first is afraid for the salary, the second doesn’t have one. They quarrell in a bad way, then the traffic light becomes green and we return to our life.
Yesterday I saw for a moment what it is under the carpet. Good morning, world.

India, terra di contrasti. Un ufficio moderno di fianco ad una grossa discarica. Un hotel 5 stelle con i marciapiedi rotti. Un elegante uomo d’affari che mangia al ristorante con le mani (la destra!). In strada, i SUV insieme alle mucche. Una manager con lo smartphone, ma vestita con il sari e con i fiori nei capelli. Tutto ciò convive nello stesso spazio e nello stesso tempo. Sembra incredibile, ma qui è così semplice, naturale. Modernità e tradizione, ricchezza e povertà allo stesso livello. Il nostro mondo fatato di ‘ospiti’ occidentali, e la battaglia giornaliera di molte persone per sopravvivere.
Marathahalli (il villaggio di Maratha, vuol dire), parte sud della città. Tantissimi negozi, centri commerciali, mercatini, e un occidentale. Vicino alla strada principale, in un cortile poco distante, alcune donne stanno bruciando della spazzatura, c’è fumo nero dappertutto. Tre piccoli bambini mi vedono e si avvicinano rumorosamente, chiedendo soldi. Io continuo a camminare, ma questi continuano a chiedere insistentemente, ed ora mi seguono pure.
Poi entro in un mini market, compro un paio di piccole forbici. 35 rupie il costo, pago con una banconota da 50 rupie ed il ragazzo mi fa capire che non può darmi il resto, la cassa è praticamente vuota. Cerco di spiegargli che non è un problema, posso anche rinunciare al resto, ma ricevo indietro una banconota da 10 rupie e un piccolissimo KitKat. Non aveva da darmi le 5 rupie. Ho già pranzato, bene, ora ho anche il dolce.
Fuori dal ristorante (esperienza molto divertente, ed ho mangiato pure benissimo) un uomo, in terra, sta dormendo (spero) realmente arrotolato intorno ad un palo. Non è proprio in ottime condizioni, anzi, ma nessuno se ne cura ed io passo oltre.
La macchina è bloccata ad un semaforo. Un vecchio mendicante si avvicina, chiedendo qualcosa. Si ferma vicino all’autista e chiede qualcosa nella loro lingua locale. L’autista risponde con altre parole. Il vecchietto incomincia a bussare un pò più forte ai finestrini, credo non sia così contento della risposta dell’autista. Mi indica, strepita e batte. In un attimo si scatena la guerra dei poveri. Il povero contro il più povero. L’autista ha la responsabilità della macchina e paga di tasca sua in caso di danni al mezzo (trattenute dallo stipendio, incredibile!), l’altro probabilmente mi vede come una cassaforte viaggiante. Il primo teme per il proprio salario, il secondo non ne ha mai avuto uno, credo. Litigano furiosamente a male parole, poi il semaforo diventa verde ed ognuno torna alla propria vita.
Ieri per un momento ho visto cosa c’è sotto il tappeto. Buongiorno, mondo.

About Luca

Manuela's husband, I like photography and writing. I'm an Architect, but today it appears outmoded. / Marito di Manuela, mi diletto con la fotografia e la scrittura. Sono Architetto, ma a quanto pare di questi tempi è fuori moda.

8 responses »

  1. Queste scene si vedono anche in altri paesi del mondo emergente. Forse in India sono ancora più stridenti per il fatto che li la suddivisione in caste fa parte della storia e so che è incomprensibile il nostro punto di vista “occidentale”. A Mombasa ho fatto un giro simile nella città in zona centrale a piedi e anche li il nugolo di bambini che ti vedono come un alieno, i negozi di qualsiasi genere chiusi come fossero gioiellerie con accesso per i clienti e poi gente che dorme per strada, traffico caotico e per di più quello che mi ha sempre colpito è come siano luminose di notte le nostre città e quanto l’Africa sia buia di notte. I lampioni per la strada ci sono nelle zone centrali ma il 90% del tempo sono spenti per problemi alla linea e per la inesistente manutenzione. Le strade centrali della città sono illuminate dai negozi che mandano una luce fioca verso l’esterno ma la gente continua ad essere fuori. Buio, pelle nera e occhi e denti bianchissimi che sembrano lucciole nella notte! ( non è razzismo è solo constatazione del colore e del mimetismo della pelle) ed io appunto quello da additare perchè tipo fantasma bianco! Così ti senti dall’altra parte, il non normalizzato, quello fuori standard. E questi mondi poco si combinano perchè nonostante la vicinanza c’è un’abisso, che scema molto lentamente da una parte e dall’altra. Perchè sei conscio che per lo più ti vedono come una banca ambulante e devi essere allerta per non fare una brutta fine. Bellissimi i mercatini e il folto della gente i negozi degli artigiani, ma li che non sei in un film e che vedi sporcizia che viene bruciata di fianco a manghi (😀 ) e topi di dimensione gattesca, ti viene da tenere in considerazione la fortitudo dei tuoi anticorpi e non sai se votarti al santo di turno o a quella faccia da bifida della Marcuzzi! Tutto il mondo è paese emergente! Ma il bello è che li come in Kenya si vede giorno dopo giorno la crescita e il miglioramento; qui da noi è tutto statico e morto. Li, nonostante la morte sia presente in modo massiccio la vita è per lo stesso motivo ancora più forte e vivida. Grazie Luca delle tue bellissime pennellate di vita vissuta. Tene siamo tutti grati!😀

    • Si, sicuramente sono scene comuni a tutti i paesi emergenti e a quelli con enorme popolazione. E’ interessante questa esperienza comune di due continenti molto differenti e le riflessioni che ne vengono e che ne possono venire fuori. E’ vero, anche qui di notte la strada è buia, le sole luci sono quelle delle insegne e dei veicoli. La pelle scura e occhi e denti che spiccano. Qui ci sono colori della pelle diversissimi, si passa dal ‘quasi europeo’ al quasi ‘nero carbone’, molto a seconda dello stato di provenienza (in genere nord più chiaro, sud più scuro). Tutto è coperto di terra rossa. Il paese cerca di emergere non rinnegando il suo passato ed il suo presente…si, si percepisce lo sviluppo giorno per giorno.
      Grazie a te per la condivisione di queste riflessioni che arricchiscono ancora di più questa esperienza!

  2. leggendo i tuoi commenti ho apprezzato moltissimo la tua scrittura, solo oggi mi accorgo del profilo dove dichiari d’essere scrittore … non poteva che essere così, altrimenti avrei gridato allo spreco del talento!

    complimenti, anche per la fluidità emotiva che emani, densa di realtà

  3. Esatto.. mi dichiaro da solo. Teoricamente il mio lavoro sarebbe altro, che in Italia non solo è fuori moda, ma a quanto pare pure una mezza colpa. Vuoi vedere che ho trovato un’alternativa? ^_^

    • E neanche io me n’ero accorta della tua dichiarazione. Mi sa che sì, l’alternativa l’hai trovata!🙂

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